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venerdì 20 aprile 2018

GAME CHART

Ciao a tutti, come va?

Proprio oggi il sito di The Advocate ha provato a fare una classifica dei quindici videogames con risvolti LGBT più rappresentativi degli ultimi anni (la trovate CLICCANDO QUI). Della maggior parte dei titoli selezionati ho parlato anche su questo blog, e credo che - a prescindere dai gusti personali - è molto interessante che The Advocate si sia preso la briga di realizzare una classifica di questo tipo, dimostrando una volta di più quanto il mondo dei videogames abbia iniziato a interfacciarsi con la cultura gay contemporanea...

Ad ogni modo, spulciando questa classifica, mi sono reso conto che - clamorosamente - del titolo che si è guadagnato la prima posizione su questo blog non avevo ancora parlato, anche se è in circolazione più o meno da un annetto. In realtà, facendo mente locale, mi sono ricordato c he all'epoca non ne parlai perchè - nonostante se ne stesse parlando parecchio - la casa di produzione continuava a posticipare la data di uscita... E mi sarebbe piaciuto parlarne solo quando il progetto sarebbe stato ufficialmente disponibile (cosa che si verificò più di un mese dopo, credo). Però a quel punto mi era passato di mente (a volte può succedere), e così - per quanto ancora non conoscessero il videogame in questione - recupero oggi...

Segnalandovi che al primo posto nella classifica di The Advocate c'è Dream Daddy... Ovvero il gioco di simulazione che - una volta tanto - permette al giocatore di corteggiare un bel papà già munito di prole...

Nel gioco (che potete acquistare per 15 euro CLICCANDO QUI) si possono scegliere quale dei sette papà "prefabbricati" corteggiare (ognuno con la sua personalità e il suo look molto caratteristico), ma ovviamente è possibile anche "costruire" il proprio daddy dei sogni selezionando fra molteplici opzioni. Inutile dire che in questo caso non bisogna conquistare solo l'amore del daddy selezionato, ma anche l'affetto della sua (più o meno numerosa) prole...

E ovviamente, nell'anno trascorso da quando questo gioco ha debuttato, è diventato un piccolo cult... Ispirando anche una buona dose di cosplayer particolarmente riusciti...




Con tutto l'immancabile seguito di merchandising ufficiale (e non)...

Sia come sia è abbastanza confortante vedere che un gioco del genere - che, diciamo, permette di corteggiare un daddy nel senso pieno del termine - ha avuto tutto questo riscontro, soprattutto considerando che (tanto per cambiare) è stato messo a punto partendo da un progetto di crowdfunding.

Comunque, fra gli assenti nella classifica di The Advocate, c'è anche una nuova proposta "ibrida", che ha debuttato all'inizio di quest'anno e che - a suo modo - ha sicuramente rappresentato un progetto abbastanza innovativo... E cioè Gaydorado, il videogame che si può scaricare sul proprio apparecchio mobile e che - oltre alla parte prettamente videoludica - consente di interagire via chat con tutti gli altri giocatori iscritti da ogni parte del mondo.

In poche parole questa App offre l'opportunità di muoversi in una metropoli strabordante di bei ragazzi, che si ispirano in buona parte (ma non solo) all'estetica bara manga, per conoscere ragazzi da corteggiare. Indossando, tra l'altro, qualsiasi tipo di abbigliamento (dal più sobrio al più feticista) e sfidando in combattimento gli avversari che si incontrano sul proprio cammino, magari  dopo aver potenziato la propria struttura muscolare in palestra...


Tra l'altro in occasione di feste e ricorrenze speciali la App offre esperienze e possibilità supplementari. Ad ogni modo, se la parte più videoludica ha incassato anche diverse critiche (sia a livello di giocabilità, che a livello di stereotipizzazione del mondo gay), la parte più social pare che sia stata quella più apprezzata... Visto che attraverso la chat è davvero possibile conoscere gaymer da tutto il mondo e confrontarsi anche su argomenti che non hanno niente a che fare con il gioco stesso...

Intendiamoci: i videogame con un servizio di chat non sono una novità, ma quelli che - per impostazione - danno la possibilità di raccogliere questa specifica tipologia di utenti non sono poi tantissimi, e sicuramente in questo senso Gaydorado è un esperimento particolarmente interessante.

Staremo a vedere cosa succederà, e come si evolverà il mondo dei videogames a tema gay in futuro...

Alla prossima.

mercoledì 18 aprile 2018

RIFLESSIONI MAINSTREAM

Ciao a tutti, come va?

Qualche giorno fa sono stati assegnati negli USA i GLAAD AWARDS, che - a differenza del Premio GLAD che promuovo su questo sito - eleggono le migliori produzioni mediatiche che sono riuscite a dare una rappresentazione non pregiudizievole del mondo LGBT. Come avevo preannunciato qualche mese fa (CLICCATE QUI), oltre alla categoria "fumetto mainstream", quest'anno c'era anche un'apposita categoria dedicata alle produzioni televisive per l'infanzia... Che ha visto trionfare un serial di Disney Channel, Andi Mack, che viene proposto anche in Italia (e di cui ho parlato QUI).


Il premio per il miglior fumetto mainstream, invece, è andato - un po' a sorpresa - a Black Panther: World of Wakanda. Probabilmente in questo caso deve avere influito almeno in parte il grande successo del film su Black Panther che si è visto di recente, e credo che che sia stato valutato anche l'apporto  di questo fumetto allo sdoganamento dell'omosessualità vissuta in un contesto etnico diverso dal solito.

Ad ogni modo direi che qualche piccola riflessione a margine potrebbe essere interessante, anche in rapporto a quello che nel frattempo sta succedendo in Italia.

Partiamo da Andi Mack.

É una serie per giovanissimi che ha un discreto successo, e appartiene a quella galassia di produzioni che - ultimamente - sta colonizzando le edicole italiane in maniera indiretta, ma sicuramente più incisiva rispetto ai classici fumetti per ragazzi... Anche perchè, come vi ho segnalato in diverse occasioni, nelle edicole italiane i fumetti "per ragazzi" si sono ridotti alle produzioni Disney a base di paperi e topi, agli esperimenti Bonelli e a poco altro (come ad esempio i fumetti di Sio). Per il resto gli scaffali delle edicole che si rivolgono ai più giovani sono stracolmi di pubblicazioni che NON sono a fumetti (non nel senso tradizionale del termine, se non altro), che spesso hanno allegati e che in un buon 50% dei casi riprendono cartoni animati e serie televisive per ragazzi di successo. Quella che vedete qui sotto è una delle edicole del mio paesino un paio di settimane fa.


In questa edicola lo spazio riservato ai fumetti (a tutti i fumetti, e non solo a quelli per ragazzi) è circa 1/3, o forse 1/4, di quello riservato al materiale che vedete sopra. Senza contare gli scaffali appositamente dedicati alle bustine con sorpresine collezionabili, giochini economici e altre chincaglierie che vengono quotidianamente pubblicizzate sui canali tematici per ragazzi... E che, a quanto pare, alimentano un mercato abbastanza florido...

 Al momento non mi è parso di vedere materiale dedicato a Andi Mack, anche perchè in Italia la serie è ancora una novità, ma  probabilmente è solo una questione di tempo. E probabilmente sarà solo una questione di tempo prima che - in un modo o nell'altro - le tematiche gay che vengono presentate, molto delicatamente, in questa serie, troveranno spazio nell'area delle edicole dedicata ai prodotti per giovanissimi... Che è notoriamente più disinibita rispetto a quella dei fumetti per giovanissimi.

Tant'è che, ad esempio, il Winx Club Magazine, che pure presenta storie a fumetti, generalmente viene esposto fra il materiale di cui sopra... E non certo a fianco di Topolino...

E sicuramente non è solo per via degli allegati, visto che comunque anche Topolino presenta degli allegati spesso e volentieri... Anzi, probabilmente sono gli edicolanti stessi che pian piano hanno iniziato a suddividere i loro spazi in funzione del pubblico, e si sono fatti una ragione del fatto che i fumetti sono una cosa, mentre le pubblicazioni per giovanissimi - con o senza fumetti - sono un'altra cosa. Quindi diciamo che adesso, nelle edicole italiane, l'area FUMETTI e l'area KIDS sono considerate due cose distinte. E questo è abbastanza interessante a vari livelli: da una parte perchè dimostra che, lentamente, i fumetti (o perlomeno i fumetti prodotti in Italia) si stanno allontanando dalle fasce di pubblico più giovani, e dall'altra che nella realtà KIDS - spesso derivata da produzioni televisive e cinematografiche - c'è comunque più disinvoltura quando ci sono di mezzo temi e sottotesti di un certo tipo, anche solo a livello di scelte estetiche...

E, se questo è il registro che va per la maggiore fra i prodotti che fanno tendenza fra i giovanissimi (e le giovanissime), non dovrebbe stupire più di tanto se poi i progetti studiati dagli editori tradizionali per attirare questo ampio pubblico tendono a non avere i riscontri sperati. Molto semplicemente non considerano, o non sono in grado di considerare, i veri punti di forza dell'immaginario e dei riferimenti culturali che stanno formando le nuove generazioni... E che stanno lentamente creando una loro nicchia di mercato nettamente separata dai fumetti italiani tradizionali... Che probabilmente non oserebbero mai proporre - a dei bambini - personaggi adolescenti in tutine aderentissime, fatine in minigonna sexy o elfi che sembrano usciti da una discoteca gay a Capodanno... Anche se questo è proprio ciò a cui sono abituati e che si aspetterebbero da un prodotto indirizzato a loro...

E quando le tematiche gay in stile Andi Mack inizieranno a fare davvero tendenza, cosa che peraltro si sta già verificando anche in diverse serie animate (anche Disney), la frittata sarà fatta. E a poco servirà consultare il fior fiore delle agenzie di marketing per rinnovare Topolino, o proporre versioni giovanili degli eroi Bonelli nella speranza che possano attecchire puntando solo sulle ambientazioni  e sullo charme delle loro controparti adulte... Probabilmente a quel punto sarà ormai troppo tardi...

E forse, in parte, già lo è...

Dico questo perchè, spulciando su internet, si nota che buona parte dei riscontri positivi registrati da certi nuovi progetti per giovanissimi, e poi condivisi con un certo orgoglio via web, si riferiscono a casi di bambini (e bambine) a cui queste nuove proposte di lettura vengono suggerite, procurate e caldamente raccomandate (imposte?) dai genitori (o da altri parenti), che probabilmente in questo modo sperano di instradarli verso le loro passioni e le loro case editrici di riferimento... E lo si può intuire anche solo dando un'occhiata agli oltre 5000 iscritti della pagina ufficiale di 4HOODS (CLICCATE QUI), e soprattutto a quelli che intervengono: in quanti rientrano nel target a cui punta questo progetto?

E se si guarda sulla pagina di DRAGONERO ADVENTURES (CLICCATE QUI) la situazione è anche peggiore (visto che gli iscritti sono circa la metà rispetto a quelli di 4HOODS, anche se il progetto è partito qualche mese prima ed è il "prequel" di una serie regolare in edicola da qualche anno)...

Forse è un po' presto per trarre conclusioni, e sicuramente bisognerà vedere come reagirà il giovane pubblico nel lungo periodo... Tuttavia, giusto per fare un esempio concreto, il Winx Club Magazine è arrivato a quota 169 numeri: se io fossi una casa editrice che si sta lanciando nel mercato KIDS da meno di un anno, a questo punto, eviterei di fare valutazioni trionfalistiche su progetti che sono partiti da pochissimo tempo... E magari per tirare le somme aspetterei di raggiungere (in buona salute) almeno 1/4 delle uscite del Winx Club Magazine...

Che sicuramente è un prodotto che ha dimostrato di aver centrato il suo obbiettivo...

E non solo perchè è stato supportato da una serie televisiva o da un gadget allegato, visto che ci sono stati dei casi molto simili dove la serie TV e il gadget allegato non sono stati di particolare aiuto per allungare la vita di un magazine a fumetti...


Comunque, come dicevo all'inizio, i premi GLAAD hanno offerto diversi spunti di riflessione. Nel caso dei fumetti mainstream, ad esempio, non ho potuto fare a meno di fare alcune considerazioni di ordine molto pratico. Premesso che la situazione statunitense è abbastanza diversa da quella italiana, soprattutto a livello di distribuzione, i premi GLAAD riescono comunque a fare una distinzione fra circuito mainstream (quello che coinvolge le fumetterie e le librerie) e circuito indipendente e/o di nicchia, con una distribuzione molto più limitata.

Comunque "mainstream" vorrebbe dire "corrente principale", e indica una "corrente" o una tendenza che, in un determinato ambito, beneficia di un seguito di massa, in contrapposizione alle tendenze minoritarie. E in effetti la domanda che mi sono posto è: in Italia abbiamo ancora un tipo di circuito distributivo che si può definire mainstream?

Proprio questo mese la rivista FLASH ART dedica un numero al fumetto italiano, con vari interventi che ne espongono il valore artistico e comunicativo.

Niente di male, se non che gli autori a cui sono dedicati i vari saggi (Dino Buzzati, Guido Buzzelli, Gianni De Luca, Benito Jacovitti, Dino Battaglia, Paolo Bacilieri, Gipi, Lorenzo Mattotti, Marcello Jori, Ratigher e Spugna), nella maggior parte dei casi, sono più "artisti" che "fumettisti" e comunque, anche se non sono nati come autori di nicchia, col tempo lo sono in buona parte diventati... Anche perchè, al di là del fatto che in molti casi sono passati a miglior vita da diverso tempo e ora sono noti solo ai cultori del fumetto, il panorama editoriale attuale non lascia spazio a contenuti come i loro nel circuito della grande distribuzione. E infatti questo numero di FLASH ART sembra proprio studiato per chi considera il fumetto una forma d'arte un po' elitaria, per collezionisti e per intenditori...

Niente di male, ripeto, però è abbastanza indicativo.

Così come è indicativo il fatto che, se è vero come pare, che chi compra fumetti italiani nelle edicole appartiene sempre più spesso alla categoria over 30 e over 40, allora se ne può dedurre che le edicole non rappresentano più un circuito davvero mainstream... O che il fumetto italiano non è più mainstream... Quanto piuttosto un prodotto per adulti sempre più nostalgici, seppur con qualche eccezione.

Anche perchè, come dicevamo prima, la sezione KIDS/giovanile ormai si sta separando fisicamente da quella dedicata ai fumetti propriamente detti, e forse non è un caso.

Le fumetterie, dal canto loro, a livello di fumetto italiano propongono soprattutto costose edizioni da collezione e/o prodotti che non hanno un prezzo proprio popolare, e se aggiungiamo il fatto che sono molto meno diffuse delle edicole, se ne deduce che non rappresentano un circuito mainstream per definizione.

Poi ci sarebbero le librerie di varia, che propongono le stesse edizioni lussuose che arrivano in fumetteria ad un pubblico più ampio e trasversale, ma che ovviamente non possono definirsi mainstream per gli stessi motivi delle fumetterie. E comunque, piccolo dettaglio interessante, nelle librerie alcuni fumetti che hanno successo fra i giovanissimi - come ad esempio le raccolte di Sio - si trovano nella sezione per ragazzi, mentre i "fumetti" in senso lato sono in un reparto generalmente ben distinto...

Infine resterebbe il circuito della distribuzione digitale, che potenzialmente potrebbe davvero diventare il circuito mainstream di domani, ma sul quale chi produce fumetto italiano - paradossalmente - investe ancora pochissimo... Quindi, ancora una volta, non si può parlare di mainstream.

Perlomeno gli USA da questo punto di vista sono avvantaggiati: il loro circuito di distribuzione più ampio passa dalle fumetterie, ed è perfettamente sovrapponibile alla distribuzione digitale... A prescindere dal target di pubblico a cui mira (dal filologo MARVEL all'ultimo stadio alla bambina appassionata di Principesse Disney, dall'amante delle produzioni alternative al bambino che stravede per i Power Rangers o per fumetti sui campioni del Wrestling, e via dicendo).

E forse è proprio perchè negli USA c'è ancora un fumetto che si può definire mainstream, in grado di intercettare un pubblico molto vario e diversificato per età ed estrazione, a cui è possibile parlare con una certa disinvoltura di minoranze etniche, religiose e sessuali... Senza sentirsi in dovere di venire incontro ai pregiudizi di un target di riferimento formato da over 30 e over 40 (ma anche da over 50 e magari over 60)...

Che dire? Sicuramente i prossimi dieci anni saranno estremamente interessanti da seguire ed analizzare... Anche solo per capire se le mie analisi troveranno conferma oppure no.

Alla prossima...

http://lightelf.blogspot.it/2018/04/premio-glad-2018_3.html

venerdì 13 aprile 2018

UMORISMO DI GENERE

Ciao a tutti, come va?

Il concetto di "politicamente corretto" a volte è relativo, ma sicuramente "politicamente scorretto" non è sempre sinonimo di denigratorio e offensivo. Il confine può diventare molto sottile, e a tratti insidioso, ma probabilmente - perlomeno nell'ambito dell'umorismo e della satira - è abbastanza facile intuire quando un argomento delicato viene preso di mira in maniera giocosa o irriverente e quando invece si finisce per infierire, o calcare la mano, in maniera gratuita. Soprattutto se si prendono di mira argomenti legati alla sessualità e agli sterotipi di genere.

E questo è un dettaglio abbastanza rilevante, soprattutto quando si parla di media che possono entrare in contatto con minori, e in particolare con giovani e giovanissimi che sono già consapevoli di non essere in sintonia con determinate aspettative legate al loro sesso biologico...

In questo senso bisogna rendere merito alla disinvoltura con cui le produzioni animate giapponesi si interfacciano con certi argomenti, anche quando vengono utilizzati come spunti umoristici e satirici. Nel senso che, anche quando vengono enfatizzati i lati più "comici" e appariscenti dei personaggi LGBTQ, il più delle volte restano comunque personaggi perfettamente integrati e determinate peculiarità non vengono presentate praticamente mai come qualcosa di intrinsecamente negativo, come una discriminante o come un handicap... E, se questo approccio era già evidente nell'animazione giapponese del passato (da Lady Oscar a Sailor Moon), la cosa è diventata ancora più evidente in anni recenti e in particolare nelle serie di maggior successo. Il che, in effetti, ha anche un certo valore "pedagogico" supplementare quando si tratta di serie con ambientazione scolastica, come ad esempio My Hero Academia (un protagonista secondario lo potete vedere qui sotto).

Comunque, al di là del discorso prettamente legato all'omosessualità, c'è da dire che negli ultimi anni sono aumentate anche quelle produzioni che - molto semplicemente - giocano con gli stereotipi di genere e riescono brillantemente a destrutturarli, utilizzando più livelli di lettura senza scadere mai nel sottotesto omofobo. E a quanto pare questa tendenza sta prendendo sempre più piede, visto che all'inizio di aprile hanno debuttato ben due serie animate che hanno scelto di puntare proprio sulle trovate comiche legate agli stereotipi di genere...

Da una parte c'è stato il gradito ritorno del "Club per la Difesa della Terra", ovvero dei "Principi dell'Amore" così come sono stati ribattezzatti dallo staff che ha seguito il doppiaggio amatoriale italiano della serie Binan kōkō Chikyū bōei-bu Love!... Una serie che, vi ricordo, è tutta incentrata su un gruppo di studenti dall'indole un po' ambigua che si trasformano in paladini dell'amore in perfetto stile Sailor Moon (e probabilmente con molti fronzoli in più). Dopo due serie e un OAV con gli stessi personaggi, però, questa nuova produzione - intitolata Cute High Earth Defense Club HAPPY KISS! - avrà una nuova squadra di fronzolosizzimi protagonisti (comprensiva di una nuova mascotte magica)...

Tuttavia l'ambientazione dovrebbe rimanere la stessa, e così le situazioni in cui questi prodi combattenti si ritroveranno costantemente... Compresi i lunghi (e vagamente allusivi) bagni caldi che condividono.



Quindi è altamente probabile che questo esperimento, partito quasi per gioco un paio d'anni fa (non avendo nemmeno un manga originale di riferimento) si stia avviando a diventare un vero e proprio franchise in stile Pretty Cure (che, a differenza di Sailor Moon, e di altre serie a base di maghette combattenti, vede rinnovare periodicamente il suo cast).

In attesa di vedere come si evolverà il progetto prendiamo atto che, per fortuna, in Giappone continuano a NON farsi largo gli spauracchi occidentali in stile "teoria gender". Anche se questo, ovviamente, impedisce che in paesi come il nostro certe produzioni possano ottenere una distribuzione ufficiale sui nostri canali televisivi... Ed è un peccato, perchè avrebbero anche una certa utilità.

E questo discorso, presumo, vale soprattutto per la seconda serie di cui voglio parlarvi oggi, e cioè Magical Girl Ore (questa volta basato su un manga risalente ad un paio d'anni fa, che ora verrà ripreso proprio in occasione della serie animata). Protagonista della saga è una dolce quindicenne di nome Saki, una promettente cantante in erba innamorata del fratello della sua migliore amica... E fin qui è tutto nella media...

Se non che, quando il suo amore viene rapito, decide di ricorrere per la prima volta ai poteri magici di famiglia, su suggerimento di un improbabile criminale yakuza che diventa - più o meno - la sua mascotte magica...

Tuttavia, in questo caso, i poteri magici trasformano la protagonista in un prestante ragazzotto con tutti gli attributi... E nell'incantesimo sono compresi anche dei vistosi abiti da combattente femminile...


Qui sotto potete vedere una clip della sua trasformazione...
Ovviamente questa caratteristica rende le vicissitudini della protagonista un po' particolari, anche alla luce del suo rapporto col ragazzo che ama... Senza contare che lo stesso tipo di magia transgender sembra caratterizzare buona parte del cast principale...


Ovviamente di questa serie inizia già ad essere disponibile il merchandising ufficiale e i costumi per chi vorrà impersonare i suddetti personaggi...

E, a giudicare dall'effetto che fanno sui modelli che finora hanno promosso la serie e i prodotti relativi nelle manifestazioni dedicate, qualcosa mi dice che potrebbero avere un discreto riscontro...

Ad ogni modo, nel caso di Magical Girl Ore, credo che l'aspetto più interessante sia proprio la satira dei luoghi comuni che coinvolgono la rappresentazione del corpo e del ruolo femminile, in particolare per quel che riguarda il mondo degli anime giapponesi... E forse, proprio attraverso l'ironia, questa serie potrebbe offrire anche degli spunti di riflessione un po' più seri...

Ad ogni modo adesso non ci resta che stare a vedere l'effetto che sortiranno queste nuove produzioni in Giappone e, soprattutto, nel resto del mondo... Non so perchè, ma qualcosa mi dice che diventeranno presto dei cult.

Alla prossima.
http://lightelf.blogspot.it/2018/04/premio-glad-2018_3.html

martedì 10 aprile 2018

RINNOVAMENTI???

Ciao a tutti, come va?

Non vorrei dire una banalità, ma se le cose vanno in un certo modo piuttosto che in un altro - solitamente - un motivo  c'è. Il punto è che se quel motivo non si riesce a individuare, o è troppo difficile da accettare, i problemi non si risolvono. Se poi ci si ostina a creare una realtà immaginaria, in cui i problemi sono altri e ci si può rivolgere a qualcuno che ha le competenze per risolverli, a patto che - ovviamente - confermi la suddetta realtà immaginaria "di comodo"... Ecco... Allora si rischia di imboccare davvero una strada senza uscita.

Ormai sono ANNI che i fumetti vendono sempre meno, e in particolare i fumetti prodotti in Italia. Soprattutto quelli che si rivolgono ai giovanissimi. E sono ANNI che il problema viene analizzato, dissezionato, scomposto e ricomposto da tantissime persone... Compreso il sottoscritto su questo BLOG. Ovviamente non tutti fanno le stesse analisi e giungono alle stesse conclusioni, e dovrebbe stare all'intuito e alle competenze di chi gestisce il settore cercare di capire dove sta la verità, e agire di conseguenza. Se non che sono ANNI che chi di dovere si ostina, evidentemente, a liquidare tutto quello che non gli va a genio come qualcosa che non vale la pena di prendere in considerazione... E piuttosto che rimettersi davvero in discussione preferisce ripercorrere le vecchie strade, o tentarne delle nuove appoggiandosi a chi ha le idee ancora più confuse.

Era da diverso tempo che sulla TV italiana non arrivavano campagne pubblicitarie inerenti a dei fumetti che NON si presentavano come allegati ai quotidiani, men che meno se si trattava di materiale inedito. Eppure in questi giorni la Mondadori Comics sta martellando con una certa assiduità, e presumo un discreto investimento economico, per promuovere la sua nuova collana "La Grande Letteratura a Fumetti". Il volume di esordio ò dedicato a "L'Isola del Tesoro". Si tratta di un adattemento uscito per la prima volta in Francia nel 2008, ma che finora non aveva avuto un'edizione italiana.

Niente di male a presentare (per l'ennesima volta) una collana a fumetti dedicata ai classici della letteratura. Tuttavia la massiccia campagna pubblicitaria che si è vista in questi giorni lascia intendere che la Mondadori Comics dia per scontato che questo investimento garantirà un ritorno sicuro, per via della grande popolarità dei titoli proposti (tra gli altri abbiamo anche l'Odissea e Robinson Crusoe). Lungi da me fare l'uccello del malaugurio... Ma nel 2018, in Italia, siamo davvero sicuri che questo sia un investimento sensato? E soprattutto: qual è il pubblico a cui si punta? I ragazzini di oggi o i loro genitori che sono ancora digitalmente analfabeti, e che non sanno che - ad esempio - L'Isola del Tesoro è un testo di pubblico dominio, e che su internet si può scaricare con estrema facilità (ad esempio CLICCANDO QUI)?

Certo una cosa è il romanzo scritto e un'altra è la riduzione a fumetti... Però in Italia, a differenza che in Francia, NON abbiamo avuto una continuità nei fumetti di avventura per regazzi... Men che meno per quello che riguarda i fumetti ispirati dai classici, e comunque con questa collana si parla di 37 uscite settimanali da 7,90 euro... Quindi, seriamente, a chi si rivolge questa collana a fumetti? E quanto rischia di far passare il messaggio che il fumetto è un linguaggio "vecchio" e poco adatto per veicolare temi di interesse per le nuove generazioni, o anche solo per venire incontro alle loro esigenze economiche?

In realtà anche questa operazione sembra studiata a tavolino da qualcuno che ragiona ancora come trenta o quaranta anni fa, e probabilmente i risultati si vedranno a breve...  Il tutto mentre la Francia produce tantissimi fumetti che EFFETTIVAMENTE sono pensati per i giovani, e che potrebbero DAVVERO promuovere un riavvicinamento dei ragazzi italiani di oggi al linguaggio del fumetto, anche presentando ambientazioni storiche con un taglio più moderno... Come ad esempio nel caso de "La Rosa Scarlatta", saga simil manga incentrata su una giovanissima spadaccina del dicottesimo secolo, che va per il quattordicesimo volume...

Ma in realtà di titoli molto intriganti che ne sarebbero davvero tantissimi, e per tutti i gusti...










Però, giustamente, siccome siamo in Italia la Mondadori Comics pensa di rilanciarsi in grande stile puntando su L'Isola del Tesoro... Che sicuramente, essendo un classico in un'edizione  di pregio, dà anche una patina di rispettabilità alla casa editrice, giusto? E magari verrà raccomandata anche dagli insegnanti, giusto? E se poi la collana non avrà l'esito sperato la colpa sarà dei giovani che non si interessano più ai fumetti, men che meno a quelli di qualità, ovviamente...

Certo, come no.

Comunque, se la Mondadori Comics può essere  - parzialmente - giustificata dal fatto che è una casa editrice relativamente giovane, e dal fatto che la sua attuale dirigenza si è insediata un paio di anni fa, quello che sta succedendo dalle parti di Topolino non può avere queste attenuanti.

In poche parole: anche se dati ufficiali non ne vengono diffusi da anni, è facile intuire che le vendite della testata abbiano continuato a calare, altrimenti non si spiegherebbe la necessità del restyling abbastanza radicale che partirà da questa settimana... E del rilancio su vari fronti, finora mai sfruttati...

La versione rinnovata di Topolino debutterà in edicola domani, ma i comunicati stampa che sono stati diffusi in questi giorni sono riusciti a dare un'idea abbastanza precisa di quello che ci aspetta... E di come, dalle parti di Topolino, non sappiano più che pesci pigliare per cercare di tornare sulla cresta dell'onda.

Dico questo perchè, al di là del fatto che ci sarà una storia a fumetti in più ogni settimana (e qualche redazionale in meno), è evidente che il settimanale vuole provarle davvero tutte per cercare di recuperare lettori. Perchè dico questo?

Perchè a partire dal numero 3255 il font utilizzato sarà ad "alta leggibilità" e cioè studiato per chi ha problemi di dislessia...

Perchè Topolino ha avviato un programma di collaborazione con la piattaforma scuola channel (che produce contenuti per le scuole primarie e secondarie italiane)...

Perchè ha puntato sulla paperinizzazione (e il coinvolgimento) di una campionessa paraolimpica e perchè tutte queste scelte sono state suggerite dopo un'indagine di marketing sui "mobile born", e cioè quelli che sono nati dal 2010 in poi...

Ora: siccome non voglio passare per quello che critica solo per il gusto di criticare, qui di seguito condivido (e commento), alcuni passaggi del roboante comunicato stampa (lo trovate QUI) che sta accompagnando il rilancio del settimanale.

1)  I “mobile born”e Topolino


Secondo una ricerca qualitativa condotta per Topolino da Tips Ricerche, per i mobile born, i bambini nati dopo il 2010, la lettura è solo uno dei tanti modi per passare il tempo e subisce la naturale concorrenza degli strumenti tecnologici dalle risorse inesauribili. Si tratta di bambini attratti dal valore dell’immagine e iperconnessi, immersi in un mondo ricco di attrattive e dominato dalla realtà mediata dalla tecnologia. Apprendono attraverso la lettura “per immagini”, surfano letteralmente sulla pagina dove il gancio per catturare la loro attenzione avviene grazie al prevalere del registro iconico.

Mai come oggi chi sa comunicare attraverso il fumetto può conquistare un ruolo fondamentale nel recupero della passione per la lettura, soprattutto quella di un giornale, concetto sempre più sfuggente per il target.

Il nuovo Topolino sfrutta questo “vantaggio” e propone pagine giornalistiche contaminate dai codici del fumetto, servizi e rubriche caratterizzati da immagini chiare e scontornate, dove il testo classico è accompagnato da balloon, didascalie e onomatopee tipiche delle storie.

Ma non basta: nelle pagine del giornale, infatti, i giovani lettori troveranno un mondo fantastico nel quale rifugiarsi ma anche gli ingredienti per soddisfare il loro sempre più accentuato bisogno di realtà e di protagonismo, grazie una comunicazione e una call-to-action che li mette al centro dell’attenzione e che trasforma il lettore, chiamato a vivere un’esperienza finalmente non filtrata da un video, in un vero “collaboratore” del giornale.

Tips Ricerche (CLICCATE QUI) è un Istituto di Ricerca specializzato nel target giovanile. La prima cosa che ho pensato, quando ho visto che Topolino ne ha avuto bisogno per arrivare a determinate conclusioni, è che evidentemente è da un po' che chi lo gestisce vive fuori dal mondo... O comunque è da un bel po' che non ha a che fare direttamente col suo target di riferimento. E la seconda cosa che ho pensato è che l'idea dei servizi giornalistici e dei redazionali che puntano sul "registro iconico" sembra copiata pari pari dalle ultime annate di Le Journal de Mickey, così come l'idea di rendere i lettori più interattivi. Il Topolino francese, però, storicamente ha un'impostazione e una funzione diversa rispetto al Topolino italiano... E anche il pubblico francese NON è quello italiano. Quindi davvero non saprei se questo approccio potrebbe essere vincente anche da noi. E comunque, per intenderci, Le Journal de Mickey è sperimentale per definizione... E basta vedere alcune delle ultime copertine per rendersene conto (soprattutto se le si confronta con la copertina del primo numero del "nuovo" Topolino italiano).



Ad ogni modo c'è da dire che, proprio recentemente, il settimanale si è "sdoppiato", infatti la pubblicazione storica è stata affiancata da una testata gemella che si rivolge nello specifico ai bambini dai 6 agli 8 anni... E che ovviamente si presenta in maniera leggermente diversa.
Comunque andiamo avanti...

2)  Il nuovo font EasyReading: “alta leggibilità” anche per i ragazzi dislessici

La sfida per il ritorno alla lettura coinvolgente passa anche da un nuovo font usato per gli articoli redazionali: EasyReading, nato e pensato per favorire la lettura dei ragazzi dislessici e facilitare quella di tutti i lettori. Si tratta di un font che presenta caratteri di più semplice decodifica, spaziature più ampie per un maggior respiro di lettura e lettere differenziate a livello formale. Grazie a questi espedienti, il lettore può impegnare nella comprensione del testo le energie risparmiate nella decifrazione delle lettere. Anche i testi dei baloon del fumetto hanno subito accorgimenti formali che seguono la filosofia di questo innovativo font.
EasyReader è stato anche scientificamente testato e ha ottenuto inoltre dall’Associazione Italiana Dislessia (AID) parere positivo per le sue specifiche caratteristiche grafiche, utili ad agevolare la lettura a chi presenta problematiche di Dislessia.

Ora:  tanto rispetto e comprensione per i bambini dislessici, che comunque finora Topolino non aveva MAI considerato (forse perchè fino a poco tempo fa gli bastavano le vendite garantite dai lettori senza questo problema? Inquietante interrogativo...), però i caratteri ad alta leggibilità non possono compensare dei contenuti scarsi e poco accattivanti... Anche perchè sicuramente i bambini dislessici, ancora più dei loro coetanei non dislessici, hanno imparato ad usufruire di forme di intrattenimento alternative alla lettura. Magari sono io che parto un po' pessimista, ma questa più che una scelta altruistica mi sembra un tentativo disperato di entrare nelle grazie del pubblico dei dislessici (CLICCATE QUI per qualche percentuale) nella speranza di tamponare il calo di lettori degli ultimi anni... Quelli che però i romanzi per ragazzi comprati in libreria se li divorano comunque...

3) Topolino e Scuola Channel, quando il fumetto… fa scuola!

Tra le novità di rilievo del nuovo Topolino c’è “Il Fumetto che fa Scuola” un progetto educativo e didattico avviato dal giornale in collaborazione con Scuola Channel, la piattaforma innovativa che propone progetti e contenuti educativi digitali rivolta ai ragazzi delle scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Grazie alle attività proposte sul portale www.scuolachannel.it il team di TopolinoLab con disegnatori e sceneggiatori, rivolgendosi agli insegnanti, entra nelle classi per promuovere il fumetto come linguaggio dalle molteplici potenzialità formative e come uno strumento pedagogico.

Acquisendo le basi della comunicazione a fumetti i ragazzi, guidati dagli educatori, sono stimolati a socializzare, collaborare e a offrire il loro personale punto di vista su tematiche importanti, come il bullismo, l’ecologia, la sostenibilità o l’arte, grazie al lavoro di gruppo e alla realizzazione di elaborati creativi.

Sono oltre 4.500 gli utenti uniciche a oggi hanno usufruito dei contenuti del progetto pubblicati sul sito Scuola Channel e oltre15mila utenti unici hanno visitato il sito dedicato al progetto.
Nel corso di questo anno scolastico è stato indetto un concorso-pilota dedicato alla “città ideale”, che ha visto vincitrici due classi pugliesi, di Foggia e Altamura, e una di Milano per la categoria scuola media: con i loro racconti i ragazzi hanno messo in luce la loro voglia di inclusione, di apertura al diverso, di multiculturalità, ma anche di ecosostenibilità.

In occasione dell’anno scolastico 18/19 sarà lanciato un nuovo concorso a premi che avrà per tema l’arte: ilpercorso sarà accompagnato da storie a fumetti e approfondimenti del settimanale."

Ecco... Questo è un punto interessante. Nel senso che se da una parte sperare di farsi pubblicità e recuperare lettori tramite la scuola e coinvolgendo gli insegnanti è un OTTIMO modo per rendere ANTIPATICA una testata a fumetti, dall'altra bisognerà vedere come finirà per rapportarsi Topolino con temi delicati come il bullismo e il "diverso"... Soprattutto considerando il profilo che ha mantenuto finora. Dopotutto parliamo di un settimanale che sul numero uscito il 7 marzo, invece di parlare della Giornata Internazionale della Donna ha usato il suo editoriale per fare pubblicità allo speciale incontro Zagor/Jovanotti (ne ho parlato QUI) pubblicato dalla Bonelli... Probabilimente su "suggerimento" delle alte sfere Panini, che ormai sono diventate il nume tutelare della Bonelli (e magari speravano di usare Jovanotti per dirottare su Zagor anche qualche lettore di Topolino... SIGH)...

Un settimanale che è arrivato ad utilizzare simili strategie di "marketting" riuscirà ad acquisire una dimensione pedagogica ed educativa credibile? Staremo a vedere... Sia come sia credo che la partecipazione di Beatrice Vio, su questo primo numero del "nuovo corso" di Topolino, debba essere valutata anche alla luce di questi obbiettivi... Beatrice Vio è una tiratrice di scherma paraolimpica, che a undici anni è stata costretta a diverse amputazioni per via di una brutta forma di meningite. Nonostante tutto ha continuato ad allenarsi in carrozzina e utilizzando varie protesi, arrivando a conquistare diverse medaglie d'oro nei Giochi Paraolimpici...

Tanto di cappello.

Sicuramente il fatto che sia stata scelta per comparire in questo primo numero del nuovo Topolino, con tanto di cicatrici e protesi, non deve essere stato un caso... Anche perchè la campionessa dovrebbe rispondere alle lettere del pubblico nei numeri successivi... E sembra tanto un manifesto delle buone intenzioni del "nuovo" Topolino. Anche se poi, a ben guardare, non si capisce bene quale messaggio vogliano lanciare le storie in cui compare "Bebe Pio"...

E alla fine per combattere i pregiudizi di un certo tipo, purtroppo, si utilizzano pregiudizi e stereotipi altrettanto pericolosi... Voglio dire: che messaggio vogliamo lanciare mettendo in risalto il fatto che una campionessa paraolimpica utilizza delle protesi con un tacco da 14 cm incorporato? Magari sono io che sono un po' prevenuto, però mi è sembrata una trovata molto poco pedagogica...

Al  netto del fatto che Beatrice Vio le utilizza anche nella vita...

A questo punto, lo ammetto, sono un po' preoccupato al pensiero di come potrebbero essere affrontati temi altrettanto delicati... Se non di più. Anche se qualcosa mi dice che, nonostante tutta questa voglia di rinnovamento, ci saranno una quantità di argomenti che SICURAMENTE non verranno affrontati tanto facilmente. Come ad esempio la questione delle coppie omosessuali e delle famiglie omogenitoriali. O magari la questione delle minoranze religiose, o di quelle etniche... Chissà...

Comunque, tornando a monte, e riallacciandomi in parte a quello di cui parlavo a proposito della Mondadori Comics, volevo condividere con voi anche quest'altro comunicato stampa, abbastanza autocelebrativo:

"Per il lancio è prevista una campagna con il claim ‘Ogni settimana Topolino ti sorprende!’, ideata da Tortuga Comunicazione (con creatività di Massimo Spatuzzi e Giulio Braga) per tv, radio, stampa e social.
Pianificata da Havas Media, la campagna sarà on air da oggi per due settimane sulle reti Rai Gulp, Super!, Nickelodeon, Boing, Cartoon Network, Teen Nick, Nick jr., Disney Channel e sul network Disney Digital. La campagna radio sarà invece on air da domenica 15 per una settimana sui network Radio 105 e RDS. La pianificazione stampa è prevista su Corriere della Sera, Repubblica, Gazzetta dello Sport e TV Sorrisi e Canzoni, mentre sul web saranno coinvolti Facebook, Twitter e Instagram e i canali YouTube Disney.
Emanuela Peja, senior marketing manager, commenta: “Attraverso questa campagna, insieme a Tortuga Comunicazione abbiamo voluto mettere in luce la versatilità di Topolino, la molteplicità dei contenuti e la sua capacità di interagire con i lettori e renderli   partecipi di questo mondo di magia, fantasia con le storie a fumetti, ma anche di attualità con le rubriche che li chiamano ad essere attori protagonisti nella vita di redazione. Torniamo on air dopo qualche tempo per confermare l’attualità di Topolino e la sua capacità di adattarsi alle generazioni che cambiano”.

La domanda è: chi ha progettato questa campagna pubblicitaria così massiccia (e, mi verrebbe da dire, disperata) lo sa quali cartoni animati vengono trasmessi OGGI dalla maggior parte dei canali tematici per ragazzi? Ha valutato l'ipotesi che, se un piccolo spettatore compra Topolino dopo averlo visto pubblicizzato accanto a determinate serie animate, può rimanerne terribilmente deluso e metterci una croce sopra per sempre? Dopotutto fra le storie pubblicate oggi da Topolino e le serie animate per ragazzi di ultima generazione, soprattutto se sono umoristiche, c'è un ABISSO... E i bambini non sono stupidi o insensibili a certi dettagli... Tutt'altro...

Eppure la direttrice Valentina De Poli afferma (CLICCATE QUI) che: "Due gli obiettivi di questo restyling: (ri)portare i giovanissimi lettori mobile born a sfogliare le pagine, a leggere, a immergersi nelle storie a fumetti e a interessarsi alle notizie e conquistare la complicità degli insegnanti che possono trovare nella comunicazione a fumetti un alleato prezioso per il lavoro di gruppo in classe".

Il che, fra le righe, sembra lasciare intendere che i lettori iniziano ad essere davvero pochi e che ormai bisogna iniziare a sperare negli insegnanti... Che volete che vi dica? Magari sono io che pecco di pessimismo, ma con questi presupposti e con questi obbiettivi la vedo un po' grigia.

Per dirla con eufemismo.

E il tutto mentre il mondo va avanti e mentre, giusto per dirne una, sempre più bambini hanno amici che appartengono ad altre etnie o religioni, o magari stanno crescendo con due mamme o due papà...

Ad ogni modo, non so perchè, ma da un settimanale in cui le protesi delle atlete paraolimpiche vengono disegnate con un tacco 14 non mi aspetterei molto a prescindere...

In compenso percepisco sempre più chiaramente una strana sensazione, come di catastrofe (fumettistica) incombente.

Alla prossima.
http://lightelf.blogspot.it/2018/04/premio-glad-2018_3.html